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20 giugno 2016

Educatori cinofili ad approccio cognitivo: chi sono e come lavorano

Dopo la rubrica "Cani, istruzioni per l'uso" a cura di Paola Muzzi di DogFeeling, educatrice cinofila ThinkDog e FICSS, in cui abbiamo visto tutta una serie di consigli utili su come scegliere e gestire il cane in specifiche situazioni, le abbiamo anche chiesto un approfondimento sull'approccio educativo da lei seguito. Esistono infatti diversi approcci educativi e ogni scuola porta avanti i suoi metodi, in base alla propria prospettiva. Vediamo qui quello di Paola Muzzi.


Ho studiato in ThinkDog, la scuola fondata da Angelo Vaira, che è una delle poche ad usare l'approccio cognitivo-relazionale. Cosa succede nel momento in cui "lavoriamo" con un binomio cane-umano con tale approccio? Innanzitutto cambia totalmente la prospettiva con la quale vediamo il cane. Finiamola, per favore, di considerare il cane solamente come uno strumento da utilizzare per i nostri scopi (es. cane da guardia, cane da caccia ecc.): il cane non è un essere inferiore ai nostri comandi. È un individuo, diverso da noi, capace di ragionamenti, proprie rappresentazioni del mondo e, in base a questo, in grado di dare risposte comportamentali diverse secondo la situazione in cui si trova. Per quanto ci riguarda, quando facciamo qualcosa insieme, lo coinvolgiamo e, in base alle sue caratteristiche, possiamo addirittura dargli un ruolo ben preciso all'interno del gruppo famigliare. Queste peculiarità le rivediamo anche nel percorso educativo in quanto, non essendo un addestramento, noi non imponiamo nulla al cane bensì forniamo le competenze che gli permetteranno di scegliere autonomamente quale sia il comportamento corretto da usare in una determinata circostanza. Permettiamo al cane di pensare e non di aspettare che gli venga impartito un comando, senza il quale molti cani non saprebbero cosa fare! A cosa servo io, quindi? Io faccio da mediatore nello sviluppo di questa relazione, lavorando sì sul cane, ma principalmente sulla struttura famigliare, sui suoi componenti umani e su quello che li circonda in casa e fuori. Insieme analizziamo la storia del cane, perché "il problema" lamentato spesso altro non è che il sintomo del problema vero e proprio. Ad esempio, un comportamento inappropriato del cane (sintomo) può essere dovuto ad un disagio sottostante (problema). Si tratta quindi di capire, in base al sintomo manifesto, quale sia il problema del cane e la causa per la quale si comporta in quel modo. In base al passato e al presente del cane, possiamo trovare la strategia migliore per aiutare lui e la sua famiglia a vivere serenamente.
Gli strumenti di noi educatori sono i seguenti:
  • Utilizzo di pettorina e guinzaglio di 3 metri 
  • Utilizzo della comunicazione verbale, preverbale e non verbale 
  • Ricalco e guida 
  • Rinforzo positivo 
  • I bisogni 
Con queste righe non voglio minimamente demonizzare gli addestratori. Fortunatamente i metodi sono cambiati anche nel loro campo: in pochi ormai usano metodi violenti e impositivi. Il mio obiettivo è solo quello di iniziare a spiegare che esiste un mondo alternativo che in troppi non conoscono, la cui differenza sta nella semplice etimologia della parola: 
  • Educare: dal latino ex-ducere, letteralmente significa "tirare fuori", ovvero tirare fuori il potenziale del cane. Per esempio un cane che sa, senza comandi, che al bar non deve saltare sui tavoli. 
  • Addestrare: rendere destro, ovvero abile a fare qualcosa. Per esempio un cane guida per non vedenti.

Articolo a cura di Paola Muzzi di DogFeeling
Educatrice cinofila ThinkDog e FICSS

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