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20 agosto 2011

Tamia: i primi giorni a casa e l'addomesticamento

Nel momento in cui decidiamo di prenderci cura di un tamia dobbiamo tener ben presente che questo genere di roditore ha un comportamento piuttosto diverso da quello di una cavia o un criceto, che sono di norma molto socievoli e già abbastanza abituati al contatto con l'uomo. Non bisogna assolutamente aspettarsi che, una volta portato a casa e introdotto nella nuova gabbia, in pochi giorni sarà già possibile accarezzarlo, offrirgli del cibo dalle mani oppure lasciarlo uscire dalla gabbia. Per arrivare a questo genere di rapporto c'è bisogno, nella maggior parte dei casi, di molto tempo e pazienza, a volte anche di mesi e mesi. Durante i primi tempi, stenterà ad uscire dalla sua tana, scapperà ad ogni nostro minimo movimento e andrà a nutrirsi e a bere soprattutto nelle ore notturne o durante la nostra momentanea assenza. È importante non perdere subito le speranze di poter addomesticare il nostro tamia, e tenere presente che con molta calma e comprensione è possibile ottenere la fiducia del nostro piccolo roditore. Vediamo cosa è necessario fare o non fare per riuscire a fargli perdere il più presto possibile ogni timore verso di noi.

Primi giorni a casa: l'ambientamento

Innanzitutto, a pochi giorni dall'arrivo a casa, è necessario fare in modo che il tamia possa stare il più tranquillo possibile e per questo non bisognerà disturbarlo. I primi giorni, oltre ad avere paura dell'uomo, bisogna mettere in conto che lo scoiattolino sarà spaesato visto che si troverà in un ambiente e in una gabbia nuovi dagli odori sconosciuti. Prima di procedere con l'addomesticamento è essenziale che lo scoiattolo si ambienti. Quindi non appena arriva a casa,  bisogna lasciarlo il più tranquillo possibile, limitandoci ad osservarlo ad una certa distanza dalla gabbia. La curiosità i primi giorni potrebbe spingerci a restare continuamente vicino alla sua gabbia a spiare cosa fa e se esce dal nido, ma almeno finché non si è tranquillizzato è meglio cercare di tenere una certa distanza e osservarlo da lontano. Ecco un elenco di cose da NON fare:
  • Tentare di prenderlo o accarezzarlo quando notiamo che è in giro per la gabbia in nostra presenza: rischieremmo di spaventarlo di più e di ricevere in cambio un bel morso.
  • Costringerlo ad uscire dalla tana (che deve sempre essere presente!) per prenderlo o anche solo osservarlo. La tana infatti è un luogo intimo e privato, pervaso dal suo odore in cui ama dormire e in cui si sente protetto. Quando è nel suo nido non dovrebbe mai essere disturbato.
  • Fare rumori e caos in generale. Anche ascoltare musica o guardare la televisione ad alto volume in prossimità della gabbia è una fonte di stress per il piccolo scoiattolo.
  • Permettergli di uscire dalla gabbia quando ancora non si è abituato del tutto a noi: si rischia di non riuscire più a farlo rientrare in gabbia e di terrorizzarlo ulteriormente, rallentando il processo di addomesticamento.

L'addomesticamento

Innanzitutto per addomesticamento intendiamo il processo attraverso il quale il nostro tamia diventerà domestico e imparerà a fidarsi di noi, concetto ben diverso dall'addestramento, in cui l'animale impara a compiere dei giochetti su comando. L'addestramento di un tamia è cosa praticamente impossibile, visto il grado di distacco e selvatichezza che questo animale conserva. Parliamo quindi semplicemente di addomesticamento, cioè dell'acquisizione di fiducia nei nostri confronti.
L'addomesticamento richiede tempo e pazienza: non si può pretendere di ottenere subito dei buoni risultati, ma bisogna rispettare i tempi e gli spazi dello scoiattolo. L'addomesticamento può durare da alcune settimane ad alcuni mesi e per questo è fondamentale non avere fretta. Se volete un animale da tenere in mano facilmente e che si addomestichi velocemente, allora il tamia non fa al caso vostro. Tuttavia, il fatto che si tratti di un animale diurno, gioca a nostro favore, visto che sarà più facile per noi interagire con lui.

Offrire del cibo

Trascorsa la prima fase di totale spavento e confusione, il tamia comincerà ad uscire dal nido per mangiare, bere e svolgere le sue attività quotidiane nonostante la nostra presenza. Quando lo scoiattolo è in grado di mangiare in maniera tutto sommato tranquilla pur vedendoci, quello è il momento in cui possiamo provare ad offrire del cibo, cercando di trovare quello che più lo attira: di solito frutta a guscio come noci, nocciole e simili (non le mandorle che sono tossiche!) o frutta, come mela, pera, ciliegia, uva (tutte senza semi e noccioli). Se gli diamo del cibo che già ha nella sua ciotola, come i semi di girasole o di mais, difficilmente si avvicinerà: bisogna prenderlo per la gola e offrire qualcosa di veramente allettante. Possiamo provare ad allungargli del cibo, prima attraverso le sbarre e poi infilando direttamente la mano nella gabbia, ma solo se lo scoiattolo non sembra eccessivamente spaventato, altrimenti è meglio rimandare la sessione di esercizi ad un momento più adatto. Questo è il metodo migliore per iniziare a fargli perdere timore e ciò richiede moltissima pazienza. Rispettare i suoi tempi e non pretendere che dall'oggi al domani ci salga sulla mano è fondamentale per ottenere dei buoni risultati.

La libera uscita

Quando ci accorgiamo che il nostro tamia si fida di noi e non ha più paura della nostra presenza si può tentare di farlo uscire dalla gabbia, aprendo la porticina e aspettando che si faccia avanti e quindi che sia lui ad uscire da solo. Se questo non dovesse accadere, significa che non si sente ancora pronto per allontanarsi dalla gabbia, dal nido e dal suo odore e quindi bisogna rimandare l'uscita. Le prime uscite sono importanti, non solo per permettergli di correre libero e sgranchirsi, ma anche per rafforzare il nostro rapporto. Bisogna però tenere presente che, non essendo mai stato al di fuori della gabbia, inizialmente sarà un po' schivo e tenderà a nascondersi. Questo non deve farci pensare che abbia di nuovo perso fiducia in noi, ma semplicemente che la stanza in cui lo liberiamo è nuova per lui e quindi avrà la necessità di pendere confidenza con l'ambiente. Anche se tra voi e lo scoiattolo si sta instaurando un buon rapporto, le prime volte che gira libero per la stanza conviene muoversi il meno possibile e aspettare che abbia imparato a conoscere bene anche questo nuovo ambiente. Sarà poi lui a rientrare da solo in gabbia, quando sente il bisogno di tornare al suo nido, dove c'è il suo odore e un ambiente conosciuto. Per questo è importante che la porta della gabbia resti aperta e che lo scoiattolo possa farvi ritorno quando lo ritiene. Non è opportuno riprenderlo con le mani, perché potremmo traumatizzarlo e allungare nuovamente i tempi di addomesticamento. Se proprio abbiamo fretta di farlo rientrare in gabbia, possiamo provare a convincerlo a rientrare con del cibo appetitoso.

Il carattere selvatico del tamia rappresenta una sfida all'addomesticamento, ma questo in fondo fa parte del fascino dell'animale. Riuscire ad addomesticare un tamia è un'esperienza meravigliosa: il risultato non si raggiunge subito, ma quando finalmente abbiamo un tamia domestico le soddisfazioni ripagano ogni sforzo.


Articolo a cura di Mielitach-92

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