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10 agosto 2015

Gatti e trasloco: come viverlo serenamente

Dovete trasferirvi e con voi sposterete anche il vostro amato gatto? Il trasloco non è stressante solamente per le persone, ma lo è anche per i nostri animali e in cima alla classifica degli animali più difficili da spostare troviamo proprio loro: i gatti. Si dice spesso che il gatto si affezioni alla casa e non al padrone: vivendo da anni con dei gatti posso dire che non è affatto vero, anche se bisogna comunque dar credito al fatto che i gatti siano animali territoriali e che quindi siano comunque molto legati all'ambiente in cui vivono. Potete quindi immaginare che trauma possa essere per un gatto ritrovarsi in un ambiente nuovo, sconosciuto, con odori diversi e privo di tutti quegli elementi che prima lo facevano sentire a casa, sicuro e protetto. In questo articolo vediamo come affrontare un trasloco il più serenamente possibile.


Prepariamo il trasloco

Mantenere gli oggetti del gatto

La prima regola aurea è che tutti gli oggetti appartenenti al gatto, come le ciotole, il tiragraffi, la lettiera, la cuccia ecc. restino esattamente gli stessi anche nella casa nuova. Non ha importanza se il tiragraffi si sfilaccia, la cassetta igienica è corrosa e la ciotola è logora: quegli oggetti per il gatto sono punti di riferimento che portano il suo odore e che per lui sono riconoscibili. Pertanto è sconsigliabile sostituirli, almeno fino a quando il gatto non si sarà completamente ambientato nella nuova casa.

Utilizzare i feromoni

In commercio si trovano appositi spray e/o diffusori di feromoni felini. Il più famoso è Feliway, che utilizza una sostanza sintetica analoga alle marcature facciali dei gatti, totalmente inodore per noi umani. Questo dovrebbe aiutare a rendere l'ambiente più riconoscibile e rilassante per il gatto. Il prodotto va iniziato ad utilizzare prima del trasloco, in modo che quando il gatto arriva nella nuova casa, questa abbia avuto il tempo di "profumarsi" di tranquillità. Alcune persone sostengono che non abbia alcun effetto sui loro gatti, altri invece dicono di aver visto un giovamento. In ogni caso, tentar non nuoce.

I primi giorni nella nuova casa

Circoscrivere l'ambiente

Nella fase iniziale non è consigliabile lasciare al gatto il libero accesso a tutta la casa. È invece opportuno circoscrivere il suo spazio ad un'unica stanza, meglio se piccola, che naturalmente contenga tutti gli oggetti del gatto, come le ciotole, la lettiera, il tiragraffi, la cuccia e i giochi. In questo modo si viene subito a creare un ambiente che, se non è già familiare, perlomeno ha qualche punto di riferimento riconoscibile. Quando il gatto avrà preso confidenza con l'ambiente della stanza, si può provare a fargli conoscere una seconda stanza, in maniera molto graduale. Anche lo spostamento della lettiera nel luogo prefissato dovrà essere graduale, in modo che il gatto abbia il tempo di abituarsi alla nuova posizione.
Balconi, terrazzi e giardini sono veramente gli ultimissimi ambienti da far conoscere, da riservare al momento in cui il gatto si sarà ambientato perfettamente e riconosca la nuova casa come il suo territorio. Sono noti infatti casi di gatti che, avendo libero accesso all'esterno, sono tornati da soli alla vecchia casa, riconoscendo quella come il loro territorio.

Riprendere la routine

I gatti sono animali che adorano la routine. È importante tenere un comportamento normale nei confronti del gatto e di tutte quelle piccole routine a cui lui è abituato, come dare la pappa alla stessa ora, pulire la lettiera alla stessa ora, farlo giocare e coccolarlo come di consueto. Eventualmente, se il gatto è molto spaventato, è possibile provare a rassicurarlo con un tono di voce dolce e tranquillo, ma senza esagerare ed evitando di continuare a fissarlo, perché lui se ne accorgerebbe e, specialmente se è un gatto nervoso, potrebbe sospettare che ci sia davvero qualcosa che non va.

La mia esperienza

Un ultimo paragrafo lo vorrei dedicare alla mia recente esperienza di trasloco, non tanto per manie di protagonismo, quanto per sottolineare il fatto che la teoria è una cosa, la pratica a volte è un'altra e che, soprattutto, gatti diversi reagiscono in maniera diversa ad un trasloco.
Prima di traslocare lessi diversi articoli per prepararmi al meglio. Casualmente trovai un articolo di Ti presento il cane intitolato "Cani, gatti e traslochi: tra normali preoccupazioni e pura follia", in cui sostanzialmente si sdrammatizza l'entità del trasloco, affermando che può esserci un po' di disorientamento, ma che non è niente di drammatico. L'articolo, lo ammetto, ha tranquillizzato anche me, e forse per questa ragione ho preso il mio trasloco un po' sottogamba, pensando che gli eventi avrebbero dovuto semplicemente fare il loro corso.
Mi sono immediatamente ricreduta quando invece il trasloco l'ho dovuto fare per davvero. Entrambi i miei gatti erano spaventati, ma questo è assolutamente normale. Quello che non è stato affatto normale è che Ivy, che solitamente è una mangiona, non abbia praticamente toccato cibo per due giorni, che stesse perennemente nascosta negli angoli più bui e remoti della casa, che non fosse più lei, che fosse letteralmente svanita. Ivy, che è sempre stata una gran chiacchierona, non interagiva più in alcun modo, non rispondeva più a nessuno stimolo, un guscio vuoto: nella sua mente c'era solo paura. Ho cercato di non fare rumori, di parlarle dolcemente, di farle ascoltare suoni conosciuti, come quello della ciotola. Ma dopo due giorni di completo digiuno sono stata costretta a chiamare la mia veterinaria, che mi ha prescritto una terapia calmante naturale, a base di fiori di bach e un integratore alimentare alla caseina.
Erano i giorni prima di Natale e i prodotti li ho dovuti attendere qualche giorno: quando finalmente sono arrivati, Ivy aveva iniziato a mangiare qualcosina da sola e così ho deciso che, per il momento, non le avrei somministrato niente, temendo che l'operazione l'avrebbe stressata ulteriormente e avrebbe smesso nuovamente di mangiare. Così ho atteso l'evolversi della situazione e qui ho fatto il secondo errore.
Nel giro di una settimana, Ivy aveva ripreso a mangiare normalmente: il problema a quel punto erano i bisogni. Per via del disagio emotivo, ha iniziato a lasciare urine e feci nella vasca da bagno, nel bidet e nel lavatoio in lavanderia, ogni volta inzuppandosi le zampine e portando sporco ovunque. Dopo un mese e moltissimi tentativi di soluzione rivelatisi fallimentari, stanca di pulire ed esasperata dal suo comportamento davvero poco simpatico, ho deciso (finalmente!) di somministrare i calmanti naturali che mi aveva prescritto la vet. Ebbene, tutto è tornato a posto: appetito abbondante, bisogni al posto giusto e una gatta che ha ripreso veramente a vivere, ha ripreso a interagire con me e a chiacchierare come suo solito e finalmente ha smesso di avere paura e ha iniziato ad ambientarsi.
L'altro gatto? Lui, Boo, si era già perfettamente ambientato dopo due giorni, senza che io abbia dovuto fare nulla di particolare.
Cosa ho imparato da questa esperienza? Che indubbiamente ogni gatto ha il suo carattere e la reazione al trasloco potrebbe essere molto diversa da soggetto a soggetto, ma anche che è meglio prevenire che curare. Se dovete traslocare e avete un gatto particolarmente sensibile, pauroso e dall'indole nervosa, parlatene prima con il vostro veterinario: potrebbe essere utile avere subito per le mani un rimedio in caso di ansia veramente ingestibile, o addirittura iniziare la somministrazione qualche giorno prima del trasloco. Il vostro veterinario saprà sicuramente come accompagnarvi al meglio durante questa esperienza.


Articolo a cura di Chiara Marconi

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