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14 febbraio 2012

FLUTD: Sindrome Urinaria Felina

In questo articolo presentiamo un'intervista sottoposta al Dott. Flavio Morchi, Medico Veterinario Direttore della Comunicazione Scientifica di Royal Canin, sul tema della FLUTD, una sindrome abbastanza comune tra i gatti di casa, che comprende la formazioni di calcoli a livello dell'uretra e della vescica.

Cos'è la FLUTD?

Con l’espressione "Sindrome Urinaria Felina" conosciuta anche come FLUTD (Feline Low Urinary Tract Disease) vengono identificate alcune patologie che interessano il tratto urinario inferiore dei gatti domestici.
L'incidenza è sensibilmente aumentata negli ultimi 20 anni per vari motivi: maggior numero di gatti con stile di vita in casa; maggior numero di gatti sterilizzati; maggiore sensibilizzazione dei proprietari di gatti; migliore capacità risolutiva nella diagnosi da parte dei medici veterinari. 

Quali sintomi si osservano?

La FLUTD è una condizione patologica cronica, ovvero che perdura per molto tempo, anche tutta la vita. Le prime avvisaglie che il proprietario potrebbe cogliere nel comportamento del proprio gatto, tali da far sospettare un problema urinario, sono legate alla più o meno manifesta difficoltà ad urinare. Nei casi più lievi (e solitamente iniziali) il proprietario, osservando il gatto in lettiera, potrebbe scorgere l'animale indugiare qualche secondo prima della minzione. Nei casi più gravi si può arrivare alla completa impossibilità ad urinare, in cui si osserva il gatto entrare nella cassettina sospinto dallo stimolo senza emissione di urine o con minzione dolorosa accompagnata da forti miagolii. 

Quali sono le cause?

Le cause non sono ancora ben conosciute, ma si nota una prevalenza della malattia in soggetti giovani (1-7 anni di età), spesso sterilizzati, spesso sovrappeso. 

Quali sono i fattori predisponenti?

Allo stato attuale delle conoscenze sembra ragionevole ritenere che la scarsa attività fisica, legata ad una condizione di sovrappeso o addirittura obesità possa giocare un ruolo nella comparsa delle manifestazione cliniche più evidenti. Tuttavia non è possibile escludere anche fattori organici e genetici, che influirebbero sulla composizione delle urine, ed anche ambientali, che potrebbero indurre nel gatto comportamenti tali da favorire tali evenienze.  

È possibile prevenirla?

L'espressione "prevenire" è forse eccessiva. Si può sicuramente ridurre l'impatto delle manifestazioni cliniche nonché le loro conseguenze sull'animale facendo condurre al gatto uno stile di vita attivo, curando attentamente il consumo d'acqua, l'alimentazione e la pratica regolare di attività fisica moderata. 

Come si può curare e/o tenere sotto controllo?

Essendo una malattia ad evoluzione cronica è quindi comprensibile quanto sia importante cogliere precocemente le manifestazioni per aumentare la percentuale di successo della terapia. Sarà ovviamente il medico veterinario curante ad impostarla sulla base delle informazioni riportate dal proprietario, i segni clinici presenti ed i valori espressi dagli esami ematologici ed urinari. In linea di massima negli stadi precoci si tende ad applicare una strategia terapeutica tesa a far riconquistare al gatto il peso ideale, in modo da migliorare la capacità di svuotare la vescica in virtù del ripristinato tono muscolare addominale. In parallelo si tende a stimolare l'abbeverata del gatto mettendo a disposizione nel suo ambiente un adeguato numero di ciotole o rendendo libero e "sicuro" l'accesso all'acqua da bere. Si ricercheranno anche fattori ambientali che possono interferire negativamente sul comportamento del gatto nell'abbeverarsi come la competizione con altri consimili, ostacoli architettonici o stimoli olfattivi. Inoltre, l'adozione di una dieta specifica con il preciso obiettivo nutrizionale di aiutare il gatto nella dissoluzione dei calcoli urinari potrebbe essere presa in considerazione dal medico veterinario.

È meglio prediligere una dieta secca o umida?

In commercio sono disponibili alimenti dietetici per la dissoluzione dei calcoli e la prevenzione delle recidive sia in forma secca (crocchette) che in forma umida (bocconcini o mousse). Ambedue le ricette possono essere validamente impiegate, ma sarà il medico veterinario che in base alle informazioni ottenute dal proprietario sulle preferenze del gatto e sul quantitativo di acqua che assume nella giornata, potrà suggerire la soluzione nutrizionale più adatta.


Articolo a cura di =Kiara=
con la collaborazione del Dott. Flavio Morchi

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